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theorein
Aprire gli occhi sulla realtà


Diario


30 dicembre 2009

Al centro per l'impiego

C’è lo fatta; nell’ultimo giorno ma c’è lo fatta!

Ho fatto la domanda al Centro per l’impiego della provincia di Pescara per la selezione di 1 coadiutore a tempo determinato part time presso il Conservatorio di musica.

Per fare una specie di bidello sono dovuto andare allo sportello tre giorni di seguito perché nel mio prospetto curriculare mancavano alcuni dati.

Intanto mi si è chiesto il reddito annuo relativo al 2008, anno in cui lavoravo e la cosa mi è parsa strana perché sono stato a casa l’intero 2009 ed a mio parere era molto più rappresentativa la situazione attuale che quella pregressa;

Mancava nelle mansioni, la qualifica di operaio generico, avendo compilato a suo tempo il modulo con titoli professionali come diploma, laurea e master.

Nell’aggiornare la mia scheda ovviamente mi sono imbattuto in tante altre persone, molte con bambini piccoli a seguito, che come me cercavano un posto al sole.

In conclusione: per quella mezza opportunità vi sono centinaia di concorrenti; chi la spunterà? Quale sarà il criterio di selezione?

Mi è sembrato di tornare una trentina di anni indietro, quando ci iscrivevamo all’ufficio di collocamento, nella speranza di avere l’opportunità di fare un colloquio di lavoro e di una eventuale assunzione che non arrivava mai.

Sapevo già da allora di dover contare soltanto sulle mie forze. Non avevo alle spalle grandi cognomi e pur annoverando qualche parente abbastanza vicino al potere non l’ho mai scomodato a farsi da garante presso qualche ente o grande fabbrica.

Così negli anni tutto ciò che ho conquistato è stato merito della mia applicazione, della mia voglia di imparare, di rispondere a nuove sfide e a sapermi relazionare con colleghi e capi.

Il passaparola è stato il mezzo più utilizzato tra noi e ciò bastava per sapere la notizia di una opportunità prima degli altri e di poter svolgere un colloquio con credenziali più sostenute rispetto ad altri.

Questa tecnica mi ha consentito di lavorare, di ricollocarmi dopo aver perso il lavoro; tecnica che ho consigliato a tanti ragazzi più giovani di me notando con piacere che coloro che mi hanno dato retta sono riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro.

C’è un momento tuttavia che questo sistema di relazioni ed opportunità smette di funzionare e di solito coincide con il passare dei quarant’anni.

Se perdi il lavoro in quella fase della vita ti aspetta una salita da cima Coppi.

All’improvviso si azzera tutto. Le capacità acquisite, l’esperienza, le reti di conoscenze; se esci dal giro nessuno ti conosce più nemmeno gli amici che sono ancora dentro sembrano poter fare più di tanto per te.

Rimani solo e spesso ti senti inutile. Con il passare del tempo perdi ulteriormente fiducia in te stesso e cominci a dubitare anche sulle cose fatte.

Alla domanda: ma tu che sai fare? non sai più dare risposte sensate. Non lo sai più.

Cominci a guardare gli annunci di lavoro che non avevi mai fatto perché non credi in quella formula; le locandine dei giornali che si occupano di questa materia esposte nelle edicole sono piene di occasioni di lavoro spesso in grandi società o enti.  

Non ne trovi una che sembra idonea alle tue conoscenze e quando decidi di azzerare tutto quello che sai e che sei, ripartendo dall’ultimo gradino, ti accorgi che sei fuori anche per i più umili mestieri. Ti mancano i requisiti per fare la domanda così come quella appunto di fare il bidello e soprattutto sei ancora troppo pulito dentro per salvarti da questa giungla.  




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29 ottobre 2009

Lavoro e/o opportunismo: il senso del consenso

Ogni tanto in Italia finalmente si torna a parlare di argomenti di vita quotidiana, che proprio in virtù della loro quotidianità, dovrebbero avere più udienza nel dibattito politico e sociale in generale.

E’ tornato di moda, per qualche giorno, il tema del lavoro e nello specifico nelle sue forme contrattuali a tempo indeterminato oppure determinato, quest’ultimo vestito di flessibilità nella sua accezione peggiore fatto di un precariato spesso unica fonte possibile e praticabile per lavorare, che reca a coloro che vi si trovano, umiliazioni ed ingiustizie di ogni genere.

Legato al tema della tipologia del lavoro si è anche riparlato del sistema molto italiano della “raccomandazione”.

Se non hai grandi cognomi in famiglia, se non hai abbastanza denaro per pagare, se non sei inserito in un giro che conta, senza la “raccomandazione” sembra sia impossibile trovare una occupazione.

Il problema investe tutto il “sistema Italia” tuttavia assume forme numeriche spropositate nel sud del Paese.

Nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo a livello internazionale, quando la torta da dividere è troppo piccola e ci sono troppi invitati, gli esclusi sono tanti; questa emarginazione incattivisce gli animi e i toni del dibattito si accentuano.

Dallo scontro verbale si passa sempre più facilmente a quello fisico, mentre il potere di coloro che hanno la facoltà di stabilire la lista di chi fa parte del banchetto e di chi no, aumenta in maniera esponenziale.

Il sistema politico si trova al vertice di questa piramide. Quando si ha bisogno di un piacere, anche il più irrilevante o che magari spetta di diritto ma che non si riesce ad ottenere per vie normali, allora non c’è appartenenza ideologica che tenga; vale il detto abruzzese: “chi mi battèzze mè cumpàre”.

Nascono dei signori nessuno, che partendo dal loro rione, diventano politici di grande livello nel senso di potere e di consenso, pur privi dei requisiti minimi richiesti per affrontare un impegno così importante per la collettività come quello esercitato dall’agire politico.

Nel nord Italia e nello specifico nelle “zone ricche” importanti esperti di economia e finanza mi hanno raccontato che esiste una grande differenza tra il pensiero privato e quello pubblico degli imprenditori (quelli che possono essere ancora considerati tali). Quando l’incontri nella loro casa al lago o in montagna, pranzi insieme alle loro famiglie e poi bevendo una grappa ti distendi sulla sdraio nel prato e cominci a parlare delle cose del mondo, vengono fuori posizioni molto convergenti spesso condite da valori comuni, letture comuni, riferimenti ideali comuni. Viceversa quando incontri la stessa persona nella sua azienda oppure parli della suoi affari allora tutto cambia e le divergenze divengono inavvicinabili perché “gli affari sono affari” e non vanno mischiati con le cose di famiglia.

Questi imprenditori, che tra loro si parlano molto, a dispetto di quanto si faccia nel centro-sud, almeno sei mesi prima di una scadenza elettorale sanno come orientarsi e chi eleggere; fanno conoscere anticipatamente al prescelto che li rappresenterà, le loro esigenze e quali leggi debbano essere portate avanti una volta arrivato alla meta.

Un imprenditore serio, colto, di lunga tradizione non si fa imbambolare da politici buffoni, da premier capocomici, da ministri che non sanno parlare in italiano, da soubrette più o meno scollacciate o scosciate che vengono elette ad importanti ruoli parlamentari, da saltatori di steccati, da pluri condannati e nemmeno credono a movimenti politici populistici e folcloristici; nel privato costoro la pensano esattamente al contrario, tuttavia sono proprio costoro a garantire loro ciò di cui hanno bisogno a livello pubblico e pertanto ottengono il loro consenso e anche il loro sostegno economico. (Vale il detto si predica bene e si razzola male).

A livello della sfera del singolo cittadino accade più o meno la stessa cosa.

Quando non si ha la forza di una corporazione o il peso economico di certe aree produttive ma tuttavia si è capaci di organizzare un consenso elettorale diffuso, più o meno consistente, si riesce a portare a casa qualche risultato utile per il proprio tornaconto.

20 persone note in ambito sportivo, culturale, sociale, parrocchiale, professionale che riescono a controllare 50 voti a testa tra familiari, amici, dipendenti e collaboratori, costituiscono la base di partenza di 1000 voti che valgono, per una città di media grandezza, un posto da assessore. Se poi si è stati sindaci di un paese, presidente di qualche comunità montana o di qualche ente strumentale regionale, provinciale o comunale e si è riusciti a garantire diversi posti di lavoro, diversi finanziamenti a fondo perduto, allora il moltiplicatore di voti cresce in maniera abnorme tale da sfuggire al controllo dello stesso manovratore.

Si diventa così consiglieri, capogruppo o assessori in regione o addirittura parlamentari. Promossi costoro, viene promosso anche il loro sottobosco (autisti, collaboratori, uomini di partito, paesani, liberi professionisti, amanti, ecc.) ed ecco che si moltiplicano i cloni creati ad arte e sparpagliati nelle varie cariche di potere a spese della collettività.

Così anche l’ultimo degli ultimi acquista potere; inizia il balletto delle raccomandazioni delle raccomandazioni (tu che stai dentro al palazzo, tu che conosci l’assessore o l’onorevole, vedi se puoi fare qualcosa per me). Il gioco si amplia di partecipanti: nascono i raccomandati dei raccomandati; i vincitori di concorsi pubblici promossi dai loro santi protettori che il giorno prima delle prove gli fanno conoscere le domande del test e il professionista che diventa membro di qualche organo collegiale. Per non parlare degli appalti sulle opere pubbliche.

Gli Enti diventano così affollati, che in alcuni casi, gli stessi dipendenti debbono fare a turno nella mattina, per sedersi in ufficio; è facile vederli al bar prossimo all’ufficio in attesa che i loro colleghi facciano il cambio di staffetta.

In questo ginepraio qualche ministro si diverte ogni tanto a fare campagne di denigrazione e di denuncia contro questo sistema cercando di attirare le simpatie del popolo più o meno incazzato, più o meno informato del sistema.

Fin quando ci si limita al puro spot propagandistico è poco male; diventa un problema quando si pensa di fare sul serio. E’ come se un consulente fiscale che per tanti anni ha consigliato e fatto pratiche di come evadere il fisco, di come portare soldi nei paradisi fiscali e di come creare società ad arte per truccare i bilanci, all’improvviso diventi ministro delle finanze e inizi una campagna di moralizzazione contro questo sistema!




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6 ottobre 2009

In attesa di tempi migliori

Non essere capaci di leggere cosa chiede di essere la società contemporanea per farne parte integrante, permettendo in questo modo, di vivere bene o almeno sopravvivere, è grave; ma è ancor più grave saper analizzare quanto viene chiesto, conoscere i comportamenti consequenziali da assumere e non essere capaci o non volersi adattare.

Prendo spunto da una banale mattinata improduttiva spesa per sbrigare alcune pratiche.

Presento una modulistica all’agenzia delle entrate compilata da un’agenzia immobiliare nella quale i codici riportati erano tutti sbagliati.

Mi reco in banca (una di quei colossi mondiali) e li trovo sforniti del modulo richiesto (modulo di routine); lo sportellista scusandosi mi dice di procurarmelo da qualche altra parte; del resto alla cassa c’è solo lui mentre tutti gli altri colleghi sono chiusi nel proprio ufficio.

Fossi stato un piccolo o grande imprenditore, artigiano, commerciante o semplice cliente magari anziano con difficoltà motorie avrei perso tempo e denaro senza risolvere la pratica.

L’agenzia immobiliare chiede consiglio a me per la stipula di un contratto; sbaglia a compilare i moduli ma intanto lavora ed incassa quanto dovuto.

La banca è sfornita di un semplice modulo e non è in grado di scaricarselo da nessuna parte perché l’impiegato non può lasciare lo sportello, ma continua ad aprire filiali e a fare profitti.

Chiami l’elettricista che passa dei fili elettrici che trova nel suo furgone senza rispettare i colori e le sezioni ti richiude una traccia sul muro come capita e ti presenta il suo conto così come fa l’idraulico o il muratore o il piastrellista.

Poi se hai un problema tecnico più sofisticato che riguarda software o macchine più complesse non sperare di capire dove sia partito il guasto perché è tutto un sostituire schede elettroniche come il gioco delle tre carte.

In politica il discorso non cambia; sono stato accanto a consiglieri regionali, comunali o di circoscrizione che hanno stabilito tutti i record di presenza e di attività propositive (emendamenti, proposte di legge, interrogazioni, mozioni, progetti di larghe vedute) durante il loro mandato e puntualmente non sono stati riconfermati dagli elettori.

Questo è il Paese degli arruffoni. Tutti possono aprire attività di vario genere oppure essere pluri protestati e sedere sui banchi del potere.

Ripenso a quanto avrei dovuto chiedere in termini economici per tutte le mie prestazioni che ho svolto nella mia carriera lavorativa. Dovunque io sono stato è rimasta l’impronta del mio passaggio e quella di altri miei colleghi che come me hanno preso il lavoro per una cosa seria e che si ritrovano disoccupati a chiacchierare delle cose del mondo in piazza.

Abbiamo avuto il torto di fare bene il nostro compito che ci hanno affidato e di farlo a bassa voce senza salire su nessun podio perché siamo consapevoli che non si può finire mai di apprendere e che le nostre conoscenze pur ampie e professionali sono poca cosa rispetto a quanto dobbiamo ancora imparare.

La modestia non paga. L’esempio insegnato con i fatti non paga. 
Per quanto mi riguarda sono sportivo: se non sono capace di avere un approccio diverso alle cose, mi assumo tutte le mie colpe e aspetto tempi migliori.




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28 settembre 2009

Una domenica al parco

Giornate d'inizio autunno calde dal punto di vista meteorologico e ciò consente la classica gita fuori porta domenicale.

Ho portato la mia famiglia alle Sorgenti del Lavino in località Decontra del comune di Scafa paese in provincia di Pescara.

In perfetta solitudine abbiamo parcheggiato nel piazzale di fronte all'ex scuola elementare che ospita la sede locale di Legambiente nata nel 2004 e diventata Onlus nel 2008 a cui il comune di Scafa ha affidato la gestione del Parco Attrezzato delle sorgenti sulfuree del fiume Lavino nel 2006.

Un cartello ci indica il percorso d'ingresso nelle vicinanze di una macchina abbandonata piena di ruggine. Scendiamo un piccolo sentiero che incrocia una pista ciclabile seminascosta tra le erbe e l'asfalto rovinato. Arriviamo nel punto di partenza con indicazioni chiare e pannelli informativi leggibili. La struttura che funge da punto di ristoro ovviamente è chiusa così come i bagni; accanto in una recinzione sacchi di spazzatura accatastati in attesa di essere portati via; così almeno si spera.

Il percorso si snoda tra laghetti, pozze risorgive, fitta vegetazione con un aspetto generale piacevole e particolare.

L'abitudine a confrontarmi con realtà come il Trentino Alto Adige o le regioni austriache che conosco bene, fredda subito il mio entusiasmo a prima vista.

Comincio a gettare lo sguardo sui particolari e penso a quante risorse, opportunità siamo in grado di sciupare a queste latitudini.

Trovo conferma alle mie valutazioni quando raggiungiamo il Mulino Farnese del 1600 transennato dove un cartello nascosto tra la vegetazione riferisce di un progetto di recupero di questo importante edificio di archeologia industriale a cura della Regione Abruzzo i cui lavori iniziati nel 2007 dovevano essere conclusi nel 2008.

La mia esperienza in Regione mi ha fornito occhiali aggiuntivi per guardare le cose rispetto al comune cittadino. Bisognerebbe chiedersi, oltre alle ovvie considerazioni sullo sperpero di denaro pubblico o sulla incompiutezza delle opere:


  1. I fondi erano sufficienti per il restauro dell'opera oppure si trattava di un intervento fatto a più trance interrotto dalle note vicende che ha visto l'azzeramento dell'intera Giunta Regionale di centrosinistra?

  2. La nuova Giunta di centrodestra ha fatto altre scelte oppure non conosce nemmeno il problema?

  3. L'uomo forte che faceva da riferimento all'intera vallata, oggi depotenziato, come ha gestito questo suo forte potere in passato?

  4. Il comune di Scafa ha una maggioranza politica diversa da quella attualmente in auge in Regione Abruzzo e Provincia di Pescara, per cui è territorio che non interessa elettoralmente ai governanti attuali?

  5. Un Parco come quello del Lavino può vivere o morire in base a fondi che una maggioranza politica decide o non decide di dare annualmente, oppure ha bisogno di un finanziamento che si rinnova tacitamente annualmente indipendentemente da chi governa?

  6. Le autorità locali si possono limitare a chiedere al politico forte di turno posti di lavoro in Enti pubblici per i propri concittadini e non guardare ad investimenti duraturi nel tempo come la gestione oculata di risorse naturali e patrimoniali che il territorio offre?


Ovviamente gli argomenti sono tanti e molti altri se ne possono aggiungere. Queste realtà territoriali volano molto bassi e non sempre hanno grandi responsabilità. Sono realtà che contano più abitanti sparsi nel mondo che quelli sul posto. Per rispetto soprattutto di costoro che hanno dovuto abbandonare la propria terra ma che in estate tornano puntuali a portare economia e vita a questi paesi, non ci si può limitare ad una grande tavolata con salsiccie, porchetta e arrosticini e l'orchestina di turno e bruciare ingenti somme di denaro pubblico che fanno bene all'uomo forte di turno che riempie il suo serbatoio di consensi tra una barzelletta e un brindisi.

Ma il consenso funziona così e da queste parti non si fa eccezione.




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21 settembre 2009

Vite da stronzi

Mi chiamo Salvatore detto Totò oppure Giuseppe detto Peppino, oppure Antonio detto Tonino, oppure Mario, Franco, Nicola. Mi chiamo …ma la cosa non è poi così importante!

Vengo dal sud Italia e non trovando lavoro mi sono arruolato.

Dopo un lungo addestramento sono entrato in un corpo speciale e seguo le missioni in giro per il mondo.

Mi pagano bene specialmente nelle trasferte in luoghi cosiddetti a rischio e così tiro a campare e tutti in famiglia sono orgogliosi di me.

Avevo tanti sogni nel cassetto e mi piaceva suonare la chitarra; oggi è un po’ diverso: tengo un mitra in mano e pattuglio una zona calda della terra dove ci hanno detto di portare pace, democrazia, libertà e benessere.

Oggi entrando nella cattedrale dentro una bara e ricoperto dal tricolore ho saputo per certo come mi chiamavo perché spesso hanno fatto il mio nome mentre la folla applaudiva e le televisioni trasmettevano la diretta del mio funerale e quella dei miei amici morti insieme a me.

Siamo saltati in aria insieme ad uno stronzo locale che si è fatto brillare imbottito di esplosivi. Chissà come si chiamava stò stronzo! Nessuno lo saprà mai perché per il mondo lui non esisteva in vita figuriamoci da morto.

Almeno io avrò una targa alla memoria e chiunque passerà dalle mie parti saprà chi sono stato.

Così sono morto come un coglione senza sparare nemmeno un colpo tanto per recitare per bene la mia parte fino alla fine.

Così non ho esportato né pace, né democrazia, né libertà e tantomeno benessere.

Sono morto ma il progetto gasdotto e oleodotto è salvo!

Le compagnie petrolifere saranno contente di me insieme ai miei governati che ora piangono davanti alla mia bara e dicono tante fesserie di circostanza.

Ci chiamano eroi; bravi ragazzi; angeli della pace e cazzate varie tanto per riempire le pagine dei giornali.

Chissà se lo stronzo che ci ha ammazzati aveva dei sogni nel cassetto e se gli piaceva suonare la chitarra?

Chissà se prima di morire ha salutato la sua famiglia e si sarà chiesto: ma guarda a questi stronzi che ci vengono a rompere i coglioni da così lontano per fregarci le nostre risorse del sottosuolo o perchè hanno bisogno della nostra terra semplicemente per risparmiare chilometri di tubi che portano energia per alimentare il loro benessere.




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16 luglio 2009

Rincorrendo le ricorrenze

Da qualche anno compleanni e feste comandate sono diventate per me un ulteriore occasione per riflettere su come va modificandosi la società in cui vivo.

Parenti stretti e buona parte degli amici, se possono oramai definirsi tali, quando manifestano gli auguri lo fanno inviando un messaggio SMS sul telefono cellulare.

Capita così, che persone conosciute casualmente in un viaggio, ti chiamino da posti lontanissimi mentre persone che vivono a poca distanza da casa tua, ti mandino un messaggio.

Si è spenta in questa maniera anche quella comunicazione residuale fatta magari per dovere, per obbedienza ad una regola non scritta diventata consuetudine, che tuttavia stabiliva ancora un minimo segnale di presenza umana viva.

Sentire la voce di qualcun altro credo sia sempre meglio che percepirlo esistente attraverso due righe apparse sul display di un telefono.

Altro fenomeno che ho notato in questi ultimi anni è stato quello dei regali fatti e ricevuti proprio in occasione di taluni circostanze.

Ho visto pacchetti confezionati ed infiocchettati ben bene lasciati ingiallire in macchina per diversi mesi con l’aggravante di quando si tratta di abbigliamento per neonati o bambini le cui taglie cambiano nel giro di settimane perché sono in continua crescita.

Ho visto regali pronti per Natale essere scambiati durante le festività di Pasqua; oggetti invernali consegnati sotto l’ombrellone in piena estate; film in DVD che erano appena usciti nelle sale cinematografiche diventare vecchie raccolte.

A seguire poi la scorpacciata di pensieri poco graditi ed impersonali ovvero quei regali che si comprano senza pensarci su o peggio riciclati da qualche altra occasione.

Certo, per educazione non si commenta un regalo ricevuto, tuttavia io che di solito regalo libri o film o musica, impiego del tempo nel scegliere il titolo o l’autore giusto in funzione della persona a cui voglio fare un dono.

Non amo di solito fare regali generici ed impersonali; credo che quelle occasioni siano un momento speciale per pensare ad una determinata persona e nel farlo mi piace mandare un messaggio attraverso quel particolare dono.

E’ curioso che da alcuni anni, persone a me molto vicine, abbiano smesso di fare questo esercizio e quando si ricordano di dover fare il classico regalo, prendano la prima cosa che capita, la confezionano alla meglio e te lo fanno recapitare magari per terza persona.

Anche questi piccoli e magari schiocchi segnali sono l’indice di una deriva di una società dove il fattore tempo sembra essere il primo e forse l’unico problema che ci attanaglia l’esistenza.

Nel girare diversi negozi per trovare la soluzione più appropriata per un regalo si spende del tempo; allora meglio recarsi in un ipermercato e nel mare magnum di suoni, colori e merci, prendere la prima cosa che capita magari approfittando di qualche sconto speciale.

Così ti ritrovi modelli di mutande, canottiere e calzini che non metterai mai; profumi e dopobarba che ti danno fastidio; magliette sportive di una squadra mentre tifi per un’altra; libri di autori che non leggerai mai; raccolte musicali di generi che non hai mai gradito; film del cui autore possiedi l’intera produzione che magari ti avevano regalato lo scorso anno e nessuno se lo è ricordato.

Per non parlare poi dei regali fatti ai bambini e consegnati in una megafesta in qualche locale dove tra la confusione degli animatori che strillano nel microfono, la musica a tutto volume e gli invitati che parlano tutti insieme senza riuscire a comprendersi, vengono buttati in un angolo insieme a tanti altri mentre da lontano i genitori gridano al proprio figlio che corre sudato tra le gabbie del divertimento c’è qui il regalo di ………almeno digli grazie!

E così mentre da lontano si sente una flebile voce di ringraziamento, ti prendi qualche patatina ed un bicchiere di aranciata mentre qualcuno scartando il regalo al posto del festeggiato ti dice: “è molto bello; giusto ciò di cui avevamo bisogno ma non dovevate scomodarvi in fondo ciò che conta è la presenza!”




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10 luglio 2009

la caduta delle appartenenze

 

Se è vero che da cittadini attivi siamo passati a semplici consumatori inconsapevoli, allora la caduta di tutte le barriere dell’appartenenza, va salutata con entusiasmo.

Siamo tutti omologati e il nostro maggior pregio è quello di vivere di frasi fatte, di frasi comuni di circostanza, proprio come quando s’incontra qualcuno in ascensore e ci si limita a parlare delle condizioni meteo.

Mentre acquistavo un cocomero dal mio venditore di fiducia, parlando delle solite cose per ingannare l’attesa, siamo andati a finire sulla crisi.

La mia battuta è stata quella di sostenere che la crisi non esiste e che tutto va a gonfie vele, così come ci ripetono continuamente i nostri governanti.

La moglie del fruttivendolo è subito intervenuta commentando con una battuta il G8 in corso a L’Aquila e il marito per non essere da meno ha tuonato contro l’acquisto di caccia bombardieri e delle spese che si sostengono per fare eventi di questo genere, concludendo con un pensiero abbastanza diffuso da queste parti: “con tutti quei soldi spesi avrebbero ricostruito due volte la città de L’Aquila”.

Andando via ho concluso: “va tutto bene state tranquilli con questo nostro capo di governo andremo lontani; del resto l’abbiamo votato quasi tutti!”.

“L’avete votato voi sto pezzo di m……” mi ha gridato mentre risalivo in macchina il fruttivendolo.

E’ strano! Il mio fruttivendolo di fiducia è uomo di destra; con l’immagine del duce appesa alla parete e dovrebbe essere contento che grazie al cavaliere sono riusciti a governare il Paese ed invece inveisce contro il Governo.

Ora mi aspetto di incontrare qualche uomo della sinistra impegnato nel sociale, negli aiuti al terzo mondo, difensore dei diritti civili, della pace e dei diritti umani che mi venga a dire che bisognerebbe buttare una tanica di benzina e dare fuoco addosso a quei sporchi negri che ci vengono a rompere i coglioni con gli sbarchi clandestini sulle nostre coste!




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10 giugno 2009

Il dopo elezioni

Così anche questa tornata elettorale passa in archivio.  
Come sempre accade, tutti hanno vinto.
Ognuno si consola come può.
Chi ha vinto nettamente si permette di dare consigli agli avversari sulle ragioni della loro sconfitta; chi ha perso nettamente compara i propri dati con statistiche vecchie di mezzo secolo; chi è stato quasi inesistente somma il proprio zero virgola qualcosa con tanti altri zero virgola qualcosa dimostrando che fossero stati uniti avrebbero raggiunto l'obiettivo.
Infine ci sono coloro che s'impossessano dei numeri dei non votanti o delle schede nulle e bianche per affermare che se questi elettori avessero votato la preferenza sarebbe stata alla loro lista.
Iniziano le tante trasmissioni che si occupano del commento al voto e si ripete di nuovo il rosario dei vari leader suffragati da sondagisti che dicono: "come avevamo previsto", poi è il turno dei giornalisti o pseudo tali che cominciano a fare le prove di avvicinamento ai vincenti di turno iniziando magari poggiando la propria mano sulla loro spalla.
Questo è uno sport molto apprezzato dagli italiani; coinvolge tutti i livelli della politica: dal parlamento europeo alle circoscrizioni comunali.
"Sarà per la prossima volta" dice uno; "ci uniremo con tizio e caio e allora vedrete che numeri" risponde l'altro. "Se avessimo corso da soli allora la musica sarebbe stata un'altra" ancora un altro commentatore a cui fa eco "bastava accordarsi prima ve lo avevo detto".
Finite le elezioni c'è chi preme per andarsi a sedere sui banchi che contano; chi ritira il premio per aver aiutato il candidato Ciccio di mamma a raggiungere l'obiettivo; chi svuota gli armadietti e le scrivanie perchè deve lasciare; chi tenta di riciclarsi parlando male dei politici uscenti; l'associazione culturale Salviamo le farfalle del Minnesota spera di prendere 50 euro di contributo che non aveva mai preso; la parrocchia Siamo tutti fratelli purchè la pensiate come noi chiama il progettista per ampliare il convento, mentre la scuola privata delle Sorelle della compassione si toglie di torno quella decina di casi umani che la precedente amministrazione gli aveva quasi imposto di accogliere ma che non pagavano la retta.
C'è un gran da fare in questi giorni; chissà il mio avversario alle provinciali che ha tappezzato il quartiere con i suoi manifesti e che ha preso un voto cosa starà facendo in questo momento!




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7 giugno 2009

Vota l'idea

Tra i concorrenti al mio collegio per le elezioni provinciali ho un ragazzo che in queste settimane si è dato tanto da fare.
Non passava giorno che non lo vedevo scendere dalla sua auto sportiva ed attaccare il proprio manifesto. 
Il manifesto portava come slogan: vota l'idea: il kartodromo. 
Che la circoscrizione colli, che per dimensioni rappresenta un terzo di tutta la città di Pescara, avesse bisogno di un kartodromo non lo avevo mai sentito. 
Per chi non conosce il quartiere, questa parte della città ha subito a partire dalla fine anni Ottanta un saccheggio mostruoso del proprio territorio. 
In una decina di anni sono venuti ad abitare circa 12 mila nuovi cittadini con una crescita in termini urbanistici tale che l'intero profilo collinare è stato totalmente occupato da complessi residenziali che hanno trasformato l'intero comparto. 
Questa aggressione al territorio ha aggravato notevolmente il già pesante problema del traffico. 
Non riesco ad immaginare dove si possa costruire un kartodromo ai colli di Pescara. 
Il ragazzo tenacemente incolla manifesti dappertutto; negli spazi riservati alle europee, in quelli della circoscrizione, in quelli comunali e perfino in quelli dei referendum. 
Il ragazzo è candidato alla provincia e forse non sa che essendo un collegio uninominale gli è stato riservato uno spazio tutto suo.  
Il ragazzo espone un manifesto con una grande dominante di azzurro ma avrebbe fatto bene utilizzare del giallo tanto per richiamare l'attenzione dell'elettore che la scheda in cui lo si può votare è appunto gialla e non azzurra (riservata alle comunali).
Ovviamente ho studiato il soggetto e ho capito che il suo slogan lo avrebbe utilizzato a prescindere del tipo di candidatura avesse deciso di gareggiare.
Il ragazzo forse non distingue le competenze di una circoscrizione da quelle provinciali o comunali.
Il ragazzo non si è fermato mai in questi giorni ad incollare la sua faccia in giro per il quartiere.
Che dire, almeno ha occupato un pò del suo tempo in maniera diversa da come suppongo lo occupi di solito.
Se verrà premiata l'idea e verrà eletto consigliere provinciale sarò uno dei primi ad andarlo a trovare per farmi spiegare il progetto del kartodromo.
C'è sempre da imparare qualcosa in questo mondo!




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6 giugno 2009

La professoressa e l'impiegata pensionata

Nei miei giri elettorali di questi giorni, come sempre si incontrano cittadini di ogni specie e per l'occasione portatori sani di grandi verità e di teorie politiche e sociali.
Nel gran valzer degli assenti per tutto l'anno ecco venir fuori per l'occasione i grandi pensatori.
Del resto, sei tu candidato che li vai a stuzzicare nel loro dorato mondo dell'indifferenza e qualunquismo e naturalmente offri il fianco a certi show a volte anche divertenti.
In questi ultimi giorni mi sono imbattuto con una ex impiegata di una grande azienda del pescarese, forse l'unica vera azienda esistente, che nel sparare nel mucchio mi ha detto: "alla provincia voto Lega nord perchè io sono pensionata e prendo poco (la signora avendo lavorato in una multinazionale sempre in attivo prendeva livelli e stipendi da favola rispetto ad altri e prende oggi una pensione che basterebbe allo stipendio di 5 ricercatori universitari co.co.co.) non mi hanno dato il livello che mi spettava al contrario di (e giù una lunga serie di nomi di ex colleghi) qui facciamo la fame e poi appena arrivano gli stranieri gli danno la casa, il lavoro, i soldi; per colpa loro ci ritroviamo così perchè non se ne tornano da dove sono venuti". 
Poi ha avuto un attimo di ripensamento e mi ha detto: "ma tu sei vieni eletto mi aiuterai o farai come fanno tutti che una volta arrivati non conoscono più alcuno?" io ingenuamente le ho detto che la provincia ha competenze abbastanza limitate: scuole superiori e strade di una certa entità; allora lei mi ha detto: "giusto giusto tengo un nipote diplomato al conservatorio che non lavora, io ti voto ma tu devi aiutarlo". 

Ho incontrato successivamente un'insegnante di scuola media che conoscevo; giovane, preparata, seria nella professione, informata forse poco su temi della politica. Non interpellata direttamente si è inserita nel discorso maledicendo i consiglieri regionali che prendono 15 mila euro al mese e sottolineando che la politica è sporca, fatta e decisa dai partiti e pertanto lei non andava a votare alle regionali (ma non si vota per le regionali) mentre per il comune sapeva chi votare e nella circoscrizione c'era un impegno per il figlio di una sua amica. Poi rivolgendosi direttamente a me mi ha detto: "sono sfiduciata; siete tutti uguali e daccordo; anzi questo schifo nel comune di Pescara parte proprio da voi del PD". 
Io le ho semplicemente risposto che nel PD non ci sono mai stato e che milito in Sinistra e Libertà e per correttezza le ho ricordato che nella passata tornata elettorale, ovvero dieci mesi fa per non aver approvato la politica del PD siamo andati volontariamente fuori dal palazzo del potere. 

Conclusione: è più semplice prendere la scorciatoia delle frasi fatte che si sentono in giro che fare approfondimenti in prima persona. 
Una volta si diceva: "l'ha detto la radio" oggi "l'ha detto la televisione" e buonanotte al secchio.  




permalink | inviato da theorein il 6/6/2009 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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